Proteste a scoppio ritardato in quinta B per due note sul registro.
Una nota diceva:
Alle ore 8,50, durante la lezione di filosofia, Romoli con il cinturino dell’orologio frusta ripetutamente sulla schiena Rapagnetta che reagisce con una scarica di pugni.
Bossi filma tutto con il telefono cellulare.
L’altra, pochi minuti dopo:
Perletti e Romoli si bombardano lanciandosi pacchetti di fazzoletti.
Al momento han continuato a scherzare. Poi, dopo che la Morbido, la coordinatrice di classe, li ha strapazzati, son venuti da me a chiedere di cancellarle.
«Perché dovrei cancellarle?»
«Perché non sembrava arrabbiato»
«Non ero arrabbiato, solo stufo. Ma voi le cose che ho scritto le avete fatte?»
«Sì, le abbiamo fatte, ma scherzavamo e poi altre volte non ci ha messo la nota»
«Proprio qui sta il problema. Avete perso il principio di realtà (ricordate Freud?) e non capite più quando si può e quando non si può scherzare. Sono mesi che mi limito a dirlo. Ora ho deciso di scriverlo e, finalmente qualcosa si muove».
Servirà?
È vero che io mi arrabbio pochissimo. Ma bisogna proprio arrabbiarsi per far capire quali comportamenti non vanno bene?