Ricevimento genitori. Ci sono soltanto due mamme: quella di Querci (quarta B) e quella di Dal Cozzo (quinta E).
Non posso confortarle.
La mamma di Querci, sempre dolce e gentile, si sente dire che il buon figliolo sì, non si può dire che disturbi le lezioni, ma passa il suo tempo a scuola ascoltando musica, leggendo fumetti e, soprattutto, dormendo. Qualche volta russa pure. Non si è lasciato coinvolgere nemmeno dal concorso che ha appassionato quasi tutti i suoi compagni. Per ora può stare tranquillo perché ha alcuni voti sufficienti, ma ci sono vistosi motivi di allarme per le prossime verifiche.
Con la mamma di Dal Cozzo è un altro discorso. Mi dice perentoria che suo figlio studia come un pazzo e che io devo dargli la sufficienza.
Reprimo l’istintiva risposta: «Si vede che studia come un pazzo». Poi cerco di spiegarle che se in classe viene usato l’intero ventaglio dei voti disponibili e ci sono più voti alti che voti bassi, forse non c’è un professore perfido.
Ho ereditato questa classe da una collega. Non posso dire di conoscerli come gli altri, ma, aggiungo, se uno studente che è arrivato fino in quinta continua ad oscillare tra il tre e il quattro, forse non studia davvero così tanto, perlomeno non la mia materia.
Si vede che non è convinta, ma raccomanderà al figlio di preparasi per un tentativo di recupero.
È proprio quello che voglio: che recuperino.