«Li odio, li odio!» grida la professoressa Pvati uscendo dall’aula. Poi mi guarda e sorride:
«Li odio davvero. È un brutto segno? Non ne potevo più. L’ho anche scritto alla lavagna: “VI ODIO”. E ho lasciato che mi fotografassero con la scritta alle mie spalle».
In quinta B sono pochi, ma sentono la primavera e hanno perso i freni inibitori. Sarà che dopo aver studiato Freud si sentono perversi polimorfi, sarà che son scoppiati anche loro. Si comportano come se fossero al bar e non in un’aula scolastica. Capisco la collega.
Intanto lei continua: «Sono così carini il primo anno. Perché poi si trasformano in questo modo?».
Lascio che si sfoghi, poi le chiedo: «Li odi soltanto o anche li disprezzi?». «Li odio soltanto». Sorrido: c’è ancora speranza.