La professoressa Marta Di Noia, notturna, pallida, evanescente. Non è una donna, è un sonnifero.
Comincia a parlare e la cadenza sempre uguale del suo pedante enumerare ti culla, ti stordisce, ti spinge all’evasione, alla ricerca di un altrove in cui rifugiarti.
E già sonnecchi, quando un suo miagolio lamentoso ti percuote: non puoi neppure dormire. Oh cara, tu sei Marta e noi siamo morti… Di Noia.