Dal mio diario - 12 ottobre 2004 - mattina
Giornata grigia, nel cielo e nell’anima.
Mi alzo con fatica indossando una cappa di piombo che non so di meritarmi. Mi impongo i gesti quotidiani, che sembrano sfide insormontabili.
Preparo il caffè a Sonia, perché, soprattutto nelle giornate storte, è importante essere gentili, ma non riesco quasi a parlare, questo no.
Poi, dopo essermi vestito con l’impegno necessario per una scalata, prendo la bicicletta e via a scuola. Son persino contento che faccia freddo, mi sento vivo e comincio a fischiare e cantare al massimo della potenza vocale, tanto, nelle strade quasi deserte, i pochi in circolazione son troppo presi dai loro dolori per badare a me. Canto De André, canzoni di morte, ma mi sento vivo.
Son più di dieci chilometri. Arrivo con le mani intorpidite, ma vivo. Entro in sala prof salutando festoso come ogni giorno, perché anche far finta di sorridere aiuta, in questa valle di lacrime.
La professoressa de Servis, con l’abituale smorfia di disgusto sul viso, mi accoglie mormorando: «La vita è un tunnel» e sottintende che l’unica via d’uscita è la morte. Incasso il duro colpo; lo ripeterò in classe e ci rideremo su. Aggrappati a una risata galleggeremo anche in un oceano di lacrime.