vita da prof

29 Dicembre 2006

Vita da maestro

Archiviato in: vita da maestro — vitadaprof @ 8:45 am

Mi piace fare l’insegnante e di solito mi diverto, anche se, come tutti, ho i miei momenti negativi.
Del resto il lavoro è bello, ma può essere particolarmente stressante.

La categoria professionale degli insegnanti – in controtendenza con gli stereotipi diffusi nell’opinione pubblica – è soggetta ad una frequenza di patologie psichiatriche pari a due volte quella della categoria degli impiegati, due volte e mezzo quella del personale sanitario e tre volte quella degli operatori manuali. A documentarlo sono recenti studi scientifici, che evidenziano tra gli insegnanti un costante aumento della percentuale di accertamenti per idoneità al lavoro a causa di patologie psichiatriche (dal 44.5% del triennio 92-94 al 56.9% del periodo 01-03. Fonte: La Medicina del Lavoro n° 5/2004).

Il momento più duro per me fu tanti anni fa, quando facevo il maestro delle attività integrative (un doposcuola statale) in un comune della provincia di Milano.
Era una seconda elementare, avevo in classe due fratelli. Uno era ripetente.
Si chiamavano Nico e Lino ed erano il mio incubo.
Nico a tavola si calava i pantaloni, metteva il pisello nella minestra o nella pastasciutta e ci giocherellava tra una cucchiaiata e l’altra provocando il disgusto e persino il vomito delle compagne. Quando lo convincevo a sistemarsi i pantaloni, si toglieva le scarpe, le metteva nel piatto e cominciava a leccare la suola e di nuovo qualcuna vomitava.
Lino era più raffinato, ma, oltre a fare dispetti perfidi alle compagne, si arrampicava con i guanti di lana sui tubi esterni dei termosifoni fino a raggiungere il soffitto e poi si dondolava come una scimmia. Altre volte si sedeva sul davanzale del secondo piano e gridava: «Maestro, se ti avvicini mi butto».
Non sapevo proprio che fare.
Avevo chiesto aiuto al direttore, all’assistente sanitaria, al medico scolastico, allo psicologo del consultorio, al parroco che facesse un esorcismo: tutto inutile.
Tutte le notti sognavo di essere in cima ad un palazzo con un fucile di precisione, li vedevo passare, prendevo la mira e li uccidevo.
Lo so, avevano problemi gravi i due fratellini: il padre li aveva persino appesi ad un gancio fuori dalla finestra ed oscillava tra la dolcezza di quando era sobrio e la ferocia di quando era ubriaco. Ma ucciderli di notte era l’unico modo per sopportarli di giorno.
Finché non ebbi l’idea giusta…
Nella scuola insegnava anche il maestro Cannoniere che aveva una quarta.
Perché non lavorare a classi aperte?
Riunimmo le due classi e accanto a Nico e Lino mettemmo Albertone, detto Orso, che praticava il Karate.
Alla prima stranezza dei due fratellini li guardò torvo e disse: «Se lo fate un’altra volta vi spezzo le ossa».
Tutti i problemi sparirono nel giro di poche settimane e i due pargoli furono presto apprezzati dai compagni che se li contendevano per le partitelle di calcio.
Miracoli della pedagogia.

5 Commenti »

  1. sta a significare che le maniere più “decise”

    sono le più efficaci. Mettono giudizio prati-

    camente. Ma questi sono metodi d’altri tempi,

    a giudicare dai risultati di oggi. O no?

    Commento di claudia — 23 Gennaio 2007 @ 3:41 pm

  2. Sta a significare che qualche volta i coetanei (o quasi) contano più degli adulti.

    Commento di vitadaprof — 23 Gennaio 2007 @ 4:00 pm

  3. D’accordo, fra simili ci si intende meglio.Anche l’esperienza e l’astuzia degli adulti, fa la sua parte secondo me.

    Commento di claudia — 28 Gennaio 2007 @ 4:24 pm

  4. [...] Ridono e la lezione può continuare. Zampara è uno stress. Mi consolo pensando che con Nico e Lino era [...]

    Pingback di Totem e tabù « vita da prof — 6 Marzo 2008 @ 12:05 am

  5. il buon vecchio metodo pestalozzi…

    Commento di merins — 7 Marzo 2008 @ 10:11 pm

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