6.30 a.m. La prossima sveglia la voglio made in Naples. Per fermarla rotolo dal letto e picchio uno stinco contro l’armadio.
Il buon giorno si vede dal mattino.
Sarebbe meglio tornare a letto. Invece me ne vado in bagno e sto venti minuti seduto sul water con gli occhi chiusi. Forse dormo ancora, ma fingo che si tratti di profonda concentrazione e raccoglimento. Intanto, però, arriva la gatta, Canapa, che è riuscita ad aprire la porta. Salta sulla cesta della biancheria (l’ha ridotta ad un insieme di buchi e pagliuzze sfatte) e mi dà una musata sulle gambe: vuole le coccole. Apro faticosamente un occhio, poi l’altro, le faccio qualche carezza, la gratto sotto il muso e si rovescia a pancia in su (che sia un cane mascherato da gatta?).
Conoscendomi, mi sono appeso un orologio anche in bagno. Le lancette mi dicono che non posso indugiare, mi infilo dolente sotto la doccia. Il getto tiepido mi riconcilia col mondo e se prima non volevo lasciare il letto, ora non vorrei lasciare questo paradiso d’acqua e vapore. Ma il Dovere chiama (non sarebbe male, talvolta, avere l’udito debole).
Decido di vestirmi con la massima cura e, nel mio limitato guardaroba, scelgo gli accostamenti che mi sembrano migliori. Chissà che quest’oggi, incontrandomi, non riesca a piacermi.