Non mi dilungo su questi giorni di vacanza: mi son sfrangiato le palle come la celebre giacca di Pecos Bill e come una cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a tornare a scuola.
Sono scuola-dipendente, non soltanto perché sono un lavoratore dipendente nel settore della scuola, ma soprattutto perché sembra, nonostante Zampara, che sia la mia finestra sul mondo.
Eppure c’è stato un momento in cui avrei potuto rinunciare: il mio primo giorno da maestro elementare.
Ebbene sì, ho fatto anche quello.
Ero appena entrato in una prima elementare. Sostituivo un altro insegnante.
Tempo dieci minuti, tutti i bambini saltavano sui banchi gridando in coro.
Fu in quel momento che entrò la direttrice della scuola, mi guardò con compatimento e disse: «Maestro, almeno sui banchi non li lasci andare!».
Quasi paralizzato dal disagio, non trovai di meglio che rispondere: «Non ce la faccio proprio, mi aiuti lei»
Voltò le spalle e se ne andò.
10 Dicembre 2006
volto le spalle e se ne andò
2 Commenti »
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mi piacerebbe sapre come fini’ la storia. voglio dire se poi in qualche geniale modo (perchè spesso con i ragazzi bisogna essere geniali) riusci’ a riportare ordine.
Io ono ho mai ricevuto aiuto dai miei “superiori” e nemmeno me lo aspetto più, e trovo ormai che,faticoso che sia, il cavarsela a da soli ci da’ poi più forza.
Se non sbaglio Nietzche diceva che quel che non uccide fortifica e la frase me la sono fatta mia.
Commento di claudia — 21 Febbraio 2007 @ 3:38 pm
Quel che non ammazza ingrassa, dicono in molte parti d’Italia.
Ne usciii vivo, ma per quella volta non riuscii proprio a dominare la situazione.
Commento di vitadaprof — 21 Febbraio 2007 @ 4:16 pm