vita da prof

5 Dicembre 2006

Esperimento mentale

Archiviato in: in classe — vitadaprof @ 5:03 pm

Strana classe la terza E, non riesco proprio a trovare un’intesa. Mi sembrano venire da un altro pianeta, almeno rispetto al mio.
Quando Alfredo Divites, nel bel mezzo della lezione sulla teoria politica di Platone, ha solennemente dichiarato che Fassino dovrebbe vergognarsi di andare in giro, non ho potuto fare a meno di chiedergli perché.
Mi aspettavo significativi argomenti di natura politica e la risposta: «Perché è troppo brutto!» mi ha spiazzato.
Sapevo che era un po’ snob. Già durante la lezione precedente aveva sostenuto che un veicolo inferiore alla Mercedes non può essere considerato un automobile. Ma che i brutti debbano nascondersi…
Così, abbandonato Platone, mi son messo a discutere.

Divites bello, biondo, ricco, fortunato… ha sostenuto che il mondo è dei belli e dei ricchi ed è giusto che sia così. «In fondo non è così anche fra gli animali? I più belli e forti dominano e gli altri non possono che soccombere e sottomettersi: è una legge della natura». Mi aspettavo le proteste dei compagni, invece è stato subito chiaro che erano d’accordo con lui, persino Curci che è piccolo e scuro.
Che fare?
La prima tentazione è stata quella di fargli notare quanto aleatoria siano la sua stessa bellezza e la sua ricchezza, quanto poco possa bastare per farle svanire, ma avrebbe reagito con le solite toccatine di scongiuro.
Non servirebbe neppure dirgli che non ha fatto nulla per meritarsi quello che ha: si è soltanto dato la pena di nascere.

Per tentare di scuoterli, ho proposto allora un esperimento mentale.

«Immaginiamo, ragazzi, di non essere ancora nati. Dobbiamo ancora venire al mondo, ma non sappiamo quale sarà il nostro posto nella società. Non sappiamo se saremo maschi o femmine, ricchi o poveri, sani o malati, comunitari o extracomunitari. Tu, caro Divites, per esempio, potresti nascere donna, povera, ebrea, Falascia, brutta, handicappata, omosessuale, di famiglia comunista…
Proprio così, ragazzi, non sappiamo quale sarà il nostro posto nella società e potrebbe toccarcene uno molto svantaggiato.
Però, abbiamo una possibilità: possiamo, prima di nascere, stabilire le leggi fondamentali, valide per tutti, della società in cui vivremo. Che leggi vorreste?»

La provocazione sembra riuscire. Discutiamo a lungo e, alla fine sembrano convergere su alcuni punti: vorrebbero un sistema che garantisse le libertà fondamentali e l’apertura a tutti delle cariche e delle posizioni sociali di rilievo, sono contrari all’uguaglianza economica (perché avrebbe un effetto demotivante), ma ritengono indispensabili meccanismi correttivi per i più svantaggiati (che dovrebbero stare meglio di come starebbero in una società egualitaria).
È fatta, mi dico. Ma suona la campanella prima di definire con precisione tutti punti. «Ragazzi, ne parleremo ancora la prossima volta.»

La lezione successiva non faccio in tempo ad entrare in classe che Curci mi accoglie festoso: «Abbiamo discusso ancora, professore, e abbiamo trovato una soluzione soddisfacente»
«E quale?»
Tende il braccio con la mano distesa e proclama: «Un Duce, una patria!»
Pazienza, si ricomincia.

una classe durante il periodo fascista - sulla lavagna la scritta Credere, obbedire, combattere

Malattie

Archiviato in: in classe — vitadaprof @ 4:12 pm

Sto interrogando uno studente, ma le risposte non sono certo esaltanti. Vorrei evitare un’altra insufficienza e decido di chiedergli di parlare della peste del Trecento, un argomento che i più considerano facile.
Esordisce descrivendo malamente il processo di diffusione della malattia “nel 1317” dalla “Crinea” che starebbe “più o meno in Grecia” e poi arriva trionfante a parlare delle varianti della malattia (argomento che conosce benissimo, dichiara).
«Ci sono tre tipi di peste, ma la più pericolosa e micidiale di tutte è… la peste semantica!».
Quando mi riprendo dalle risate, mi guarda offeso e dichiara: «Ma prof., c’è scritto sul libro!»
Gli dico di cercarsi sul vocabolario il significato della parola e… si offende ancora di più: «Lo so bene! Semantico indica tutto ciò che riguarda l’aspetto del corpo e del viso».
Caro il mio Curci, ti voglio bene, ma temo che la peste semantica abbia infettato anche te e che tu snobbi troppo le poche medicine in grado di guarirti. Non si vendono in farmacia, ma puoi trovarle in libreria.
Chissà se un domani farai il giornalista…

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