Spettacolo teatrale oggi! Assistiamo ad un adattamento dell’Amleto.
«Bello!» direte voi. Eppure uno strano malessere mi tiene in allarme: conosco il regista, Tedio Tedich, alto snello, lunghi capelli grigi, barba autorevole… già, soprattutto barba.
Durante la rappresentazione cerco di darmi un contegno, anche perché sono seduto vicino a due graziose colleghe di inglese.
Ahimé, il Tedio non perdona: mi agito sulla poltrona, mi dibatto, ma, inevitabilmente mi appisolo.
Per fortuna (o purtroppo) Sandro Zampara, detto Doppiosenso, alunno della quarta B, mi cura e, con un perfido sorriso, mi richiama: «Prof, non dorma: è così bello lo spettacolo…»
Sono costretto a sorbirmi anche il resto.
Al termine della rappresentazione il regista chiede chi vuole fermarsi a discutere e il teatro si svuota come un recipiente infranto.
Anch’io, incurante delle occhiate dei docenti di inglese trattenuti dal dovere professionale, guadagno l’aria libera. Ma, ormai, il danno è fatto: ho le palle sfrangiate come la giacca di Pecos Bill, ridotte come un piatto di tagliatelle.
Complimenti Tedio Tedich: ci vuole un gran talento per rendere noioso anche Shakespeare.
30 Novembre 2006
Shakespeare!
Mario e nebbia…
7,45 a.m. Uggiosa mattinata di nebbia. Ho guidato per le solite strade di campagna sforzando gli occhi miopi alla ricerca di qualche traccia di realtà oltre le tenebre e la grigia coltre.
Persino la scuola oggi si vede appena: un oscuro profilo evanescente che non so se raggiungere…
Infine entro e la fredda luce dei neon mi ammanta di tristezza.
In sala prof, seduto al solito angolo del tavolo, c’è soltanto Mario Signi. Si alza a notte fonda per poter essere qui primo fra tutti all’apertura della scuola. Corregge compiti martoriando di rosse ferite i poveri fogli.
Questa mattina gli va di parlare in ebraico e attacca con il suo berescit. Gli rispondo con il De profundis.
La sfiga è sempre la stessa, ma esprimerla in lingue diverse…
…non ci sarà d’aiuto.