vita da prof

27 gennaio 2012

Terremoto 1 e 2

Filed under: vita da maestro — maestroperunanno @ 5:27 pm

Amici, colleghi, parenti… tutti chiedono del terremoto.

Scrivere non sembra più un problema per i miei ragazzetti. Gli errori di ortografia sono sempre tanti, ma la frasi vengono, magari un po’ sghembe, magari sgrammaticate, però sono frasi e si capiscono. Qualcuno ci ha anche preso gusto ed insiste per scrivere nel blog le sue piccole storie.
La lettura, invece, è sempre motivo di sofferenza. Leggono, certo. Sembra anche che leggano bene, ma capire è ancora una missione impossibile.

Forse per questo eravamo tutti concentrati in un lavoro di comprensione del testo: una pagina del diario di Pigafetta, con tante domande a cui rispondere e, ahimè, le risposte erano un disastro.
Lavoravano quieti, però. Non ci siamo accorti della scossa, ma la voce della collega dell’aula accanto si è sentita benissimo: «Fuori tutti, terremoto!»
Abbiamo pensato ad un’esercitazione a sorpresa. I bimbi si son messi subito in fila, io ho preso il registro con il foglio per le evacuazioni e, via, all’uscita di sicurezza ed al punto di raccolta prescritto. «Tutto perfetto» ho pensato compiaciuto, dopo aver compilato il modulo.
«Fatto – ho detto allora alle colleghe – rientriamo?»
Dalla loro espressione ho capito che non stavamo simulando.

Troppo freddo, però. Sono rientrato a prendere giacche e cappottini, poi ho proposto di portare i bimbi nel vicino campetto comunale.
Coretto dei piccoli di seconda: «Evviva! Vogliamo il terremoto tutti i giorni».
Dettaglio curioso: l’unica crepa provocata dal terremoto è sul muro della mia aula…

Così scrivevo nel mio diario mercoledì 25 gennaio.

Oggi, invece, il terremoto l’abbiamo sentito tutti. Siamo usciti senza panico, ma nessuno gridava: «Evviva!»

Poi ho saputo dalla radio che la scossa è stata praticamente sotto casa mia, tra Berceto e Corniglio.

27 novembre 2011

Cromosomi 2

Filed under: maestro per un anno — maestroperunanno @ 2:19 pm

Lo senti leggere e pensi: «Almeno uno sa leggere». Cedi subito alla tentazione. Cerchi una piccola gratificazione e gli fai una domandina sul contenuto.
Sbarra gli occhi, ansima, tossisce, saliva manco fosse il cane di Pavlov. «Lo so, lo so!» proclama per rassicurarsi. E anche tu vorresti essere rassicurato, ma la risposta non arriverà mai.

«A casa capisce  tutto, risponde a tutte le domande» dice la mamma. Sottinteso «Non sai fare il tuo mestiere, altrimenti riuscirebbe anche con te».

In effetti, è vero. Tutti i lavori fatti a casa sono perfetti: i testi potrebbero essere pubblicati, i disegni son dignitosi, le figure geometriche farebbero invidia ad un geometra.
A scuola, invece, ci vogliono ore di contorsioni e contorcimenti per vedere due righe sghembe. Rifiuta ogni aiuto. Vuol fare da solo.
Se si tratta di disegnare, tiepidi goccioloni di sudore vanno a confondere le linee incerte tracciate sul foglio.
«Finisco a casa…» ti dice esitante e, l’indomani, di nuovo un lavoro perfetto.

Ottima cosa aiutare i figli. Magari lo facessero tutti i genitori!
Basterebbe soltanto un piccolo accorgimento: evitare di sostituirsi a loro. Hanno metà dei nostri cromosomi, per fortuna o purtroppo, ma non sono noi…

24 novembre 2011

Perfidi nanetti

Filed under: maestro per un anno — maestroperunanno @ 8:34 pm

Han sempre qualcuno nel mirino, i miei perfidi nanetti. E alternano i bersagli: è noioso colpire sempre lo stesso.

Che soddisfazione sbeffeggiare Marcello, stortignaccolo e maldestro. Di solito subisce: comincia a tossire, diventa tutto rosso, si agita scomposto e sgraziato. Davvero divertente!
Quando poi il maestro interviene, sanno già usare i vecchi trucchi. Negano l’evidenza: «Ma non è vero! Non abbiamo fatto niente». Oppure ribaltano la responsabilità sulla vittima: «Ha cominciato lui: la settimana scorsa mi ha detto scemo». Come l’agnello e il lupo… (continua…)

18 novembre 2011

Cromosomi

Filed under: genitori,maestro per un anno — maestroperunanno @ 8:13 pm

Entra la mamma di Elisabetta… e ritrovi la figlia. Non è la somiglianza fisica a colpirti. No. È invece la postura, il modo di muoversi, il gusto per gli ornamenti, il desiderio di piacere.
«Son proprio madre e figlia» penso.
«Come va la mia bambina?»

Seguiamo la solita regola: un elogio, il problema, un complimento. Insomma, un calcio tra un bacio ed una carezza.
E il problema qual è?
Elisabetta non studia per niente, pensa soltanto a ritagliare foto e cuoricini per incollarli sul diario insieme a tanti adesivi.
La signora si tiene l’elogio, apprezza il complimento, si scrolla di dosso il problema: «Eh sì, avete ragione. L’ho capito anch’io. Ma che volete farci: non ha preso da me, è tutta suo padre».
Che cosa pretendiamo mai? Coi cromosomi non si scherza.

«E il mio piccolino?»
Ripetiamo il gioco. Vien facile, perché non va male il pargoletto. Peccato sia cosi disordinato…
È lesta la risposta: «Eh sì, capisco. Ma che possiamo farci: è un maschio!»
La colpa è sempre dei cromosomi di papà.

Se ne va leggera la signora. Il fardello è tutto nostro.

3 novembre 2011

Piccoli narratori

Filed under: maestro per un anno — maestroperunanno @ 11:03 pm

Avevo accolto con un po’ di disappunto l’assegnazione provvisoria alle elementari.
In giugno il mio maestro aveva gufato: «Bene, se riuscirai a tornare al liceo… meglio, se non ci riuscirai: ci si diverte di più alle elementari!»
«Ma tu adesso insegni all’università» avevo pensato.
Però non aveva torto.
Il liceo dà grandi soddisfazioni, ma alle elementari spesso ci si diverte.
I miei monelli hanno inventato un nuovo racconto. Ci è voluto un sacco di tempo ed un milione di domande ed ecco la storia. Mi piace e voglio condividerla: Cappuccetto Nero.

Dimenticavo: avevo vietato le mummie, ma mi hanno convinto a fare un passo indietro.

30 ottobre 2011

Inventar storie

Filed under: generale — maestroperunanno @ 8:45 pm

Mi piace inventar storie con i miei piccoli alunni: faticoso, ma divertente.

Le prime volte proponevano soltanto idee banali.
I maschietti offrivano storie tutte uguali infestate da zombies, vampiri, lupi mannari e mummie. «Proibiti fino a nuovo ordine» ho detto deciso, indossando i panni dell’esorcista.
Le bambine trasformavano le mamme in regine, le sorelle in principesse e cercavano principi azzurri. «Aboliamo la monarchia ed i titoli nobiliari» ho stabilito con atto d’imperio.
Sono il solito autocrate libertario? Forse.

Però funziona. Ho ripreso in mano la Grammatica della fantasia di Gianni Rodari ed abbiamo iniziato a giocare con le parole.
Incertezze e dubbi, tanti mah e tanti boh. Poi le storie fioriscono.
Aldina propone idee ripetizione: mi spiace non sia possibile sfruttarle tutte. Mahinderkaur esce dagli schemi: al delfino spuntano le gambe e comincia a passeggiare per la città. Marco Pozzi rilancia zombies, vampiri e lupi mannari; poi si contenta di uno sgambetto. Moshe chiede la distruzione del mondo; vorrebbe far finire la storia, subito e per sempre: ha paura di dover scrivere troppo, ma altre idee gli zampillano quasi suo malgrado e la storia continua.

18 ottobre 2011

Il prof Secretus

Filed under: Colleghi — vitadaprof @ 3:26 pm

Ormai abbiamo quasi dimenticato il suo nome: prima gli studenti, poi anche i colleghi.

«Che voto mi ha dato, prof?»
«Non si studia per il voto»
«Allora perché me lo dà?»
«Non essere arrogante»
Per i prof uno studente che non si adegua subito è quasi sempre arrogante.

Il collega non fa vedere i voti agli studenti. Li mostra, malvolentieri, soltanto ai genitori.
Così i ragazzi han cominciato a chiamarlo Secretus. Gli altri prof hanno subito adottato il nome perché Secretus è tutto misteri anche con i colleghi: ha paura che gli copino le lezioni, che imitino la sua programmazione…
Tiene il cassetto sempre chiuso a chiave. Persino il preside ha dovuto insistere per vedere il registro.

Poveretto, non ha capito il vero segreto: chi offre idee, ne riceverà.
Saggezza antica: tu hai una mela ed io ho una mela, se le mettiamo insieme abbiamo sempre una mela ciascuno. Invece, quando tu hai un’idea ed io ho un’idea, se le mettiamo insieme abbiamo due idee ciascuno.

10 ottobre 2011

Crisi d’identità

Filed under: riflessioni — maestroperunanno @ 5:27 pm

Ad ogni età mi son sentito dire: è un’età di passaggio.
Che vorrà mai dire?

Il fatto: infinita ansia di infinito, ma la capacità è da mezzo litro. Non ce la faccio a star dietro a tutto. E il medico dice: muoviti, cammina!
E cammino. Cammino come si prende una medicina…

Oggi, poi, leggo da una presentazione di Paolo Davoli (che non conosco)

Il “fai da te”

  • Aspetto positivo
  • Va bene per piccole realtà
  • Chi fa il sito ha la sensibilità interna all’organizzazione
  • Aspetto negativo
  • Fare una pagina Web è banale.
  • Progettare, realizzare emanutenere un sito richiede professionalità specifiche,
  • che anche un non-specialista può acquisire, ma “cambiando mestiere”

Così mi chiedo: non è che sto davvero cambiando mestiere? Passo sempre più tempo ad occuparmi di siti web, sempre meno ad occuparmi di scuola. E la normativa contorta, che il garante interpreta in un modo e Roberto Scano in un altro, non aiuta.

Mi chiedo: se lo Stato, considerata la povertà di mezzi e competenze di molte amministrazioni, richiede certi standard, non dovrebbe anche offrire un supporto più serio dei fasci di linee guida e vademecum mal scritti e spesso poco in armonia tra loro? Oppure non dovrebbe prevedere figure di webmaster di professione che si occupino ciascuno dei siti di una o molteplici amministrazioni secondo standard da definire?

Io, se sono in un liceo, devo preoccuparmi, prima di tutto di offrire ai miei alunni un minimo di consapevolezza filosofica (cioè di suscitare domande e ancora domande). Ora che sono in una scuola elementare con un gruppo di bimbi pieni di problemi e difficoltà, devo preoccuparmi di far acquisire alcuni strumenti di base, che, ahimè, ancora non hanno.

9 ottobre 2011

Maestro per un anno (ancora)

Filed under: maestro per un anno — maestroperunanno @ 1:59 pm

Chi l’avrebbe detto?
Me ne stavo tranquillo, qualche volta un po’ annoiato, in un grande istituto della provincia di Milano.
Insegnavo filosofia e storia in quattro classi, apprezzato da colleghi, studenti e famiglie. Ventidue anni nella stessa scuola e tanti compiti importanti: quasi un’istituzione.

Quale inquietudine mi ha preso?
Non ho ancora ben capito. La città, i suoi rumori, il traffico, l’inquinamento, la folla… dovevo cambiare.
Così, per lo scorso anno, ho chiesto alla pubblica amministrazione il trasferimento in un’altra provincia. Niente da fare.

Non c’erano posti neppure per l’assegnazione provvisoria, a meno di… insegnare in una scuola elementare.
Mi son trovato diviso tra due scuolette di montagna: pluriclassi.

Anche quest’anno non ci son posti nei licei, ma ho trovato posto in una sola delle due scuole elementari dello scorso anno: è già un passo avanti.

Avevo creato un blog per raccontare la mia esperienza da maestro, ma, dato che tutti continuano a chiamarmi prof, ho deciso di continuare la pubblicazione e di portare tutti i post già pubblicati qui in Vita da prof.

13 marzo 2011

Viaggio in Cina

Filed under: maestro per un anno — maestroperunanno @ 1:42 pm

Un lungo viaggio, oggi. Porto la quarta fino in Cina, nell’antica Cina.
Grandi fiumi, miglio, riso…
«Prof, che cos’è il miglio?»
Wikipedia soccorre. Consiglio anche di comperarne un po’ e di provare ad assaggiarlo.
Shi Haungdi e l’esercito di terracotta, la grande muraglia, la seta, gli ideogrammi…
Sembrano entusiasmarsi.
Oggi tutti capiscono, almeno sembra. Vediamo se riescono anche a scrivere un breve pensiero.
Li metto davanti al computer. Ognuno scelga un argomento e provi a comunicare al mondo.
Intrepido impegno di Marcello: oggi, senza lamenti e contorcimenti, riesce (da solo!) a modificare la dimensione del carattere. «Così leggo meglio!». Poi ritornano gli spasimi. Pensa, si spreme, prova a scrivere, cancella, rifiuta il mio aiuto: vuol fare da solo (bene!). Dopo 40 minuti di fatica ha scritto una riga e mezza.
«Finisco a casa, prof. Lo porto martedì».
«Bravo, Marcello!», penso. Voler concludere ed assumere impegni son già buoni risultati.
E gli altri?
Quasi tutti sono riusciti a scrivere qualcosa di sensato, ma siamo fuori tempo massimo. Chiamano dalla mensa e non li ho ancora mandati a lavar le mani.
Concluderemo la prossima volta.
Ravì non vuole aspettare: gli ho già corretto il testo e lo pubblica nel nostro blog. Il desiderio lo rende veloce.

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